Arti grafiche

Riconosciamo il piacere, l'impegno e le competenze che i bambini mettono in gioco nel loro fare

Un’altra impor­tan­te capa­ci­tà rap­pre­sen­ta­ti­va del bam­bi­no è il dise­gno, che occu­pa un posto impor­tan­te nel­le atti­vi­tà che si svol­go­no in LiberaBimbi.

Il bam­bi­no comin­cia con la fase del­lo sca­ra­boc­chio in cui raf­fi­gu­ra qual­co­sa a lui par­ti­co­lar­men­te signi­fi­ca­ti­vo, come può esse­re un suo­no udi­to, un movi­men­to o una sua emo­zio­ne del momen­to. Può inve­ce acca­de­re che impri­ma libe­re trac­ce su un foglio sen­za un inten­to spe­ci­fi­co, per il sem­pli­ce gusto di fare qual­co­sa che lo gra­ti­fi­chi, e solo dopo, maga­ri atti­ra­to da alcu­ni segni, affi­di allo sca­ra­boc­chio un signi­fi­ca­to.

Quando dise­gna con una inten­zio­ne, cioè con la voglia di dise­gna­re qual­co­sa o qual­cu­no, si affi­da al ricor­do visi­vo del­le par­ti del sog­get­to che per lui han­no mag­gio­re signi­fi­ca­to. Ad esem­pio, del­la figu­ra del­la mam­ma ven­go­no rap­pre­sen­ta­ti quei pez­zi che han­no fun­zio­ni evi­den­ti per il bim­bo: gli occhi che guar­da­no, le gam­be che cam­mi­na­no, le brac­cia e le dita per la pren­sio­ne.

La secon­da vol­ta che la dise­gne­rà, il bam­bi­no non richia­me­rà il ricor­do del­la sua mam­ma, pre­fe­ren­do uti­liz­za­re il ricor­do del dise­gno pre­ce­den­te come model­lo inter­no. Le vol­te suc­ces­si­ve, lo ripe­te­rà in modo ste­reo­ti­pa­to; tut­ta­via, con l’affinarsi del­le sue capa­ci­tà di osser­va­zio­ne e di inter­pre­ta­zio­ne, len­ta­men­te i dise­gni saran­no più ric­chi di par­ti­co­la­ri e gli ogget­ti ten­de­ran­no a non esse­re ripe­tu­ti sem­pre ugua­li.

La cura del­le pro­por­zio­ni è un altro aspet­to tra­scu­ra­to dal bam­bi­no, per­ché sino ai 56 anni non rie­sce a pre­oc­cu­par­si di più cose per vol­ta. Egli, infat­ti, si con­cen­tra com­ple­ta­men­te su quan­to sta dise­gnan­do e dopo aver ese­gui­to un pez­zo del dise­gno si con­cen­tra subi­to su quel­lo suc­ces­si­vo, sen­za bada­re all’insieme. Alle vol­te, la figu­ra è dise­gna­ta mol­to pic­co­la rispet­to all’intera ope­ra, ma solo per­ché lo spa­zio rima­sto a dispo­si­zio­ne era poco. Nel suo con­cen­trar­si, evi­den­zia fuor di misu­ra tut­ti gli ele­men­ti per lui emo­ti­va­men­te signi­fi­ca­ti­vi.

Ho impa­ra­to a chie­de­re spie­ga­zio­ni ai bam­bi­ni cir­ca la loro ope­ra, con­sa­pe­vo­le che non è faci­le espri­me­re tut­te le pro­prie inten­zio­ni nel lin­guag­gio gra­fi­co. Dimostrare inte­res­se in que­sto modo, tra l’altro, asse­gna legit­ti­ma impor­tan­za alle loro atti­vi­tà. Data la faci­li­tà con cui i pic­co­li sono dispo­ni­bi­li al dise­gno, poi, è uti­le favo­rir­ne la dif­fu­sio­ne, tenen­do pre­sen­te quan­to dice Angelica Arace: “Anche se nel cor­so dell’infanzia tut­ti i bam­bi­ni pre­sen­ta­no in modo atte­so una pro­gres­sio­ne evo­lu­ti­va nei loro dise­gni in fun­zio­ne dell’età, l’esperienza gra­fi­ca è sog­get­ta ad impor­tan­ti influen­ze ambien­ta­li, dal con­te­sto socio-eco­no­mi­co-cul­tu­ra­le, alle sti­mo­la­zio­ni offer­te dai geni­to­ri, fino all’influenza eser­ci­ta­ta dall’ambiente in cui si dise­gna e dal mate­ria­le a dispo­si­zio­ne, tut­te varia­bi­li che modi­fi­ca­no le moti­va­zio­ni dei bam­bi­ni a dise­gna­re e i con­te­nu­ti dei dise­gni infan­ti­li”.1

La gerarchia di tempi
e di luoghi non è
un problema che
riguarda i bambini

“La gerar­chia di tem­pi e di luo­ghi non è un pro­ble­ma che riguar­da i bam­bi­ni, così pro­pen­si a vive­re ogni momen­to e in ogni occa­sio­ne con l’interezza del­la per­so­na. Il dato che fa la dif­fe­ren­za, coin­vol­gen­do­ci tut­ti, sia­mo noi adul­ti, con la qua­li­tà del­le nostre offer­te e del­le nostre richie­ste. Compete quin­di a noi saper soste­ne­re con coe­ren­za con­di­vi­sa l’idea del mon­do che i bam­bi­ni stan­no len­ta­men­te crean­do­si. Ciò com­por­ta l’imparare a valo­riz­za­re le loro com­pe­ten­ze, annet­te­re la dovu­ta impor­tan­za al loro gio­ca­re, esplo­ra­re sen­ti­re; in una paro­la, con­si­de­rar­li inter­lo­cu­to­ri inte­res­san­ti.“2

  1. A. ARACE, Psicologia del­la pri­ma infan­zia, Mondadori Education, Milano, 2010, p. 143.
  2. G. Truffa Giachet, in R. PITTARELLO, Autori a 3 anni, Padova, 2006, pag. 11.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*