Attività motoria

Credo che, in que­sto ordi­ne di scuo­la, sia mol­to impor­tan­te coin­vol­ge­re i bam­bi­ni in tut­te le atti­vi­tà che impli­ca­no il cor­po.

coinvolgere i bambini in tutte le attività che implicano il corpo

Esperienze sen­so­ria­li e movi­men­to con­sen­to­no loro di rela­zio­nar­si con la real­tà ed è attra­ver­so que­sti che fin da neo­na­ti per­ce­pi­sco­no il mon­do che li cir­con­da. Ciò per­met­te al bam­bi­no di cono­sce­re sem­pre meglio la real­tà e il pro­prio cor­po, con le sue pul­sio­ni ed emo­zio­ni, con i suoi limi­ti e pos­si­bi­li­tà.“[…] attra­ver­so la ric­chez­za di espe­rien­ze e i modi di sen­ti­re e vive­re il cor­po il bam­bi­no si costrui­sce len­ta­men­te quel­la fon­da­men­ta­le uni­tà sen­so­ria­le, fisi­ca, affet­ti­va e cogni­ti­va così impor­tan­te per la sua cre­sci­ta e la sua inte­gri­tà. Non basta per­tan­to ave­re solo un cor­po ma occor­re soprat­tut­to sen­tir­lo, amar­lo, cono­scer­lo e viver­lo poi­ché è in que­sta comu­nio­ne, non faci­le né scon­ta­ta, che si rea­liz­za­no l’equilibrio e l’identità per­so­na­le. Riconoscere l’importanza di que­sto signi­fi­ca­to com­por­ta una mag­gio­re rifles­sio­ne e una più atten­ta con­sa­pe­vo­lez­za, da par­te dell’educazione, del­la cen­tra­li­tà dell’esperienza cor­po­rea e del movi­men­to”.1

Il per­cor­so moto­rio o le dram­ma­tiz­za­zio­ni, entram­be abbi­na­te all’ascolto sono­ro, han­no lo sco­po di sti­mo­la­re i bam­bi­ni a riflet­te­re sul­le pro­prie sen­sa­zio­ni cor­po­ree, di calar­si su se stes­si faci­li­tan­do la padro­nan­za dei pro­pri movi­men­ti e il rico­no­sci­men­to di mol­te­pli­ci sti­mo­li sen­so­ria­li.

I bam­bi­ni tut­ti, han­no biso­gno di muo­ver­si e lo desi­de­ra­no anche. Questo loro pia­ce­re e que­sta loro esi­gen­za dovreb­be esse­re asse­con­da­ta dagli edu­ca­to­ri per pri­mi e dai geni­to­ri. Vi ripor­to un pas­so trat­to dal libro “Nati per muo­ver­si” cura­to da Giuliana Pento, docen­te di Educazione Fisica e inse­gnan­te di Educazione Motoria pres­so il cor­so di stu­di di Scienze del­la Formazione Primaria all’Università degli Studi di Padova.

"Nati per muoversi", di Giuliana Pento, docente di Educazione Motoria all'Università di Padova

“La motri­ci­tà: una dimen­sio­ne neces­sa­ria alla cre­sci­ta del bam­bi­no.

Gli effet­ti bene­fi­ci dell’attività fisi­ca.

Il movi­men­to è una carat­te­ri­sti­ca insi­ta nel­la spe­cie uma­na ed è fun­zio­na­le al suo svi­lup­po. Numerose evi­den­ze scien­ti­fi­che han­no dimo­stra­to che l’attività moto­ria influi­sce in modo spe­ci­fi­co e signi­fi­ca­ti­vo sul­la dimen­sio­ne bio­lo­gi­ca, strut­tu­ra­le e psi­co­lo­gi­ca del­la per­so­na e che una pra­ti­ca rego­la­re di atti­vi­tà fisi­ca inci­de sul­la salu­te e in par­ti­co­lar modo sul siste­ma car­dio­va­sco­la­re, respi­ra­to­rio, ner­vo­so e musco­lo-sche­le­tri­co. È ormai evi­den­te che i bam­bi­ni e gli ado­le­scen­ti atti­vi rispet­to ai loro coe­ta­nei inat­ti­vi pos­sie­do­no un livel­lo di fit­ness car­dio­re­spi­ra­to­rio più ele­va­to, musco­li e ossa più for­ti, un giu­sto peso cor­po­reo e che tut­to que­sto por­te­rà ad una mag­gio­re pos­si­bi­li­tà di vita sana in età adul­ta. Non ci può esse­re dun­que uno svi­lup­po appro­pria­to del­la per­so­na se man­ca il movi­men­to. Ma il movi­men­to è lega­to anche allo svi­lup­po di altre fun­zio­ni. Gli ulti­mi stu­di di neu­ro­scien­ze ripor­ta­no la teo­ria, capo­vol­gen­do alcu­ne cre­den­ze ben radi­ca­te, che ci sia uno stret­to lega­me fra motri­ci­tà e pen­sie­ro. Si è sco­per­to che il com­ples­so siste­ma di strut­tu­re cor­ti­ca­li e sot­to­cor­ti­ca­li che entra in gio­co duran­te un’azione con­sa­pe­vo­le con­trol­la anche atti­vi­tà cogni­ti­ve, moti­va­zio­na­li ed emo­ti­ve del movi­men­to e che esi­sto­no inte­ra­zio­ni tra aree pret­ta­men­te lin­gui­sti­che e quel­le che si rife­ri­sco­no al cor­po. Come affer­ma Oliviero2, la men­te, si trat­ti del lin­guag­gio o di altre fun­zio­ni per­cet­ti­ve e cogni­ti­ve, ha una sua uni­ta­rie­tà e risen­te del­la com­po­nen­te moto­ria che è la più anti­ca dal pun­to di vista evo­lu­ti­vo. Tali stu­di con­fer­ma­no l’esistenza di un pen­sie­ro coscien­te espres­so nell’atto: il bam­bi­no sco­pre di ‘poter agi­re’ oltre a ‘poter sen­ti­re’ in una dia­let­ti­ca costan­te tra l’Io e il mon­do, tra l’Io e gli ogget­ti, tra il pen­sie­ro e l’azione. Il bam­bi­no, nel momen­to in cui, attra­ver­so il pro­prio cor­po appren­de gli ele­men­ti del­la real­tà e sta­bi­li­sce del­le rela­zio­ni tra que­sti, svi­lup­pa la sua intel­li­gen­za. Da tali con­si­de­ra­zio­ni si evin­ce che l’atto moto­rio, come sostie­ne Parlebas3, non è solo qual­co­sa di bio-mec­ca­ni­co, ma una strut­tu­ra com­ples­sa che richie­de capa­ci­tà deci­sio­na­li, pro­get­tua­li ben pre­ci­se, che si ali­men­ta di spe­ci­fi­ci model­li cul­tu­ra­li di comu­ni­ca­zio­ne e che met­te in gio­co anche l’affettività e le fan­ta­sie del sog­get­to”.

  1. G. PENTO, Il valo­re del cor­po e del­la motri­ci­tà in edu­ca­zio­ne, in G. PENTO (a cura di), Muoversi per… pia­ce­re, Junior, Bergamo, 2003, p. 62.
  2. Oliviero A., Motricità, lin­guag­gi e appren­di­men­to, in Scuola e cit­tà, n. 1/2002, pag. 9.
  3. Parlebas P., Giochi e sport, Il Capitello, Torino, 1997, pp. 5 e 218.

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