Educazione scientifica

Il meto­do scien­ti­fi­co ren­de la didat­ti­ca più labo­rio­sa e meno pro­gram­ma­bi­le, per­ché fer­ti­le agli sti­mo­li impre­vi­sti degli alun­ni; la gior­na­ta si fa più gra­vo­sa per l’insegnante.

L’impegno dell’educatore è faticoso, lo sappiamo. Ma l’obiettivo così straordinariamente importante dovrebbe dare il giusto incentivo per alleviare tale sforzo.

L’impegno dell’educatore è fati­co­so, lo sap­pia­mo. Ma l’obiettivo così straor­di­na­ria­men­te impor­tan­te dovreb­be dare il giu­sto incen­ti­vo per alle­via­re tale sfor­zo. Così for­se, avrem­mo anche con­tem­po­ra­nea­men­te tro­va­to un modo per non ave­re le scuo­le pie­ne di bam­bi­ni anno­ia­ti e diso­rien­ta­ti. Qualche dub­bio sul­la pos­si­bi­li­tà di giun­ge­re a tale obiet­ti­vo è legit­ti­mo e mi ven­go­no in aiu­to le con­si­de­ra­zio­ni di David Hawkins:

“Nella let­te­ra­tu­ra del­lo svi­lup­po eco­no­mi­co, l’educazione vie­ne con­si­de­ra­ta impor­tan­tis­si­ma. Ed è con­si­de­ra­ta un fat­to­re chia­ve per la cre­sci­ta di una eco­no­mia di scam­bio e di una clas­se media alfa­be­tiz­za­ta, per la crea­zio­ne di una for­za lavo­ro spe­cia­liz­za­ta e di una éli­te scien­ti­fi­ca e tec­no­lo­gi­ca. Ma il siste­ma edu­ca­ti­vo vie­ne trat­ta­to come se ciò che vi acca­de fos­se una spe­cie di pro­ces­so di pro­du­zio­ne stan­dard, con entra­te, usci­te e requi­si­ti fisca­li ben defi­ni­ti. […] La sua fun­zio­ne vie­ne con­ce­pi­ta come quel­la di pro­dur­re una popo­la­zio­ne sem­pre più pron­ta ad abbrac­cia­re e a por­ta­re avan­ti la nuo­va tec­no­lo­gia indu­stria­le richie­sta dal­lo svi­lup­po. Questa visua­le del­la edu­ca­zio­ne e del­lo svi­lup­po eco­no­mi­co è a mio avvi­so pro­fon­da­men­te sba­glia­ta per­ché nascon­de il rap­por­to tra l’economia mate­ria­le e la cul­tu­ra gene­ra­le. […] Per noi, di fron­te alla insta­bi­li­tà di tut­te le cul­tu­re con­tem­po­ra­nee, non può esse­re così. […] Dunque, trat­ta­re l’educazione come una sem­pli­ce que­stio­ne di mer­ci e di cir­co­la­zio­ne, di ser­vi­zi di rou­ti­ne e di pre­ve­di­bi­li tra­sfor­ma­zio­ni, è un erro­re sia mora­le sia teo­re­ti­co”.1

Credo sia meglio, però, distin­gue­re un sano uso del­le cono­scen­ze scien­ti­fi­che da un uti­liz­zo spre­giu­di­ca­to del­le stes­se che sem­pre più spes­so mi capi­ta di dia­gno­sti­ca­re anche con occhi meno esper­ti come i miei. Quindi, da un lato riten­go che gli scien­zia­ti deb­ba­no esse­re i pri­mi ad inter­ro­gar­si sull’eticità nell’uso dei risul­ta­ti del­le loro ricer­che. Dall’altro pen­so che sia l’intera socie­tà a dover­si fare cari­co del­le impli­ca­zio­ni eti­che del­le sco­per­te scien­ti­fi­che, e que­sto richie­de a sua vol­ta che i cit­ta­di­ni abbia­no sia ade­gua­te cono­scen­ze scien­ti­fi­che che pro­fon­di con­vin­ci­men­ti eti­ci. È impor­tan­te quin­di che la scuo­la, fuci­na dei cit­ta­di­ni del futu­ro, lavo­ri con­tem­po­ra­nea­men­te su entram­bi gli aspet­ti. Mi vie­ne alla men­te una indi­men­ti­ca­bi­le let­te­ra scrit­ta da un pre­si­de, che il pro­fes­sor Mino Conte ci ha pre­sen­ta­to in una del­le sue lezio­ni pres­so l’università di Padova:

“Caro inse­gnan­te, sono soprav­vis­su­to a un cam­po di con­cen­tra­men­to. I miei occhi han­no visto ciò che nes­sun uomo dovreb­be testi­mo­nia­re: came­re a gas costrui­te da inge­gne­ri col­ti, bam­bi­ni avve­le­na­ti da medi­ci istrui­ti, neo­na­ti ucci­si da infer­mie­re qua­li­fi­ca­te, don­ne e bam­bi­ni ucci­si e bru­cia­ti da neo-diplo­ma­ti e lau­rea­ti. Quindi, io sono mol­to sospet­to­so dell’istruzione.

aiutate i vostri studenti a diventare umani. I vostri sforzi non debbano mai produrre mostri istruiti, psicopatici abilitati, Eichman dotti.

La mia richie­sta è que­sta: aiu­ta­te i vostri stu­den­ti a diven­ta­re uma­ni. I vostri sfor­zi non deb­ba­no mai pro­dur­re mostri istrui­ti, psi­co­pa­ti­ci abi­li­ta­ti, Eichman dot­ti. Leggere, scri­ve­re, far di con­to sono impor­tan­ti solo se ser­vo­no a ren­de­re i nostri bam­bi­ni più uma­ni”.2

È neces­sa­rio sman­tel­la­re l’idea che il pro­gres­so scien­ti­fi­co sia di per sé posi­ti­vo, oppu­re che la scien­za sia veri­tà, ossia il rag­giun­gi­men­to del­la cono­scen­za asso­lu­ta. Ci vuo­le sem­pre il buon sen­so.

  1. D. HAWKINS, Imparare a vede­re, cit., pp. 163 – 64.
  2. R. Pring, L’istruzione edu­ca­ti­va come pra­ti­ca mora­le, in Journal of Moral Education, Vol. 30 (2), pp. 101 – 112. Traduzione par­zia­le in ita­lia­no a cura di Silvia Drago e Mino Conte.

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