Autonomia

Vorremmo che il bambino si abitui a valutare le cose da diversi punti di vista

Vorremmo che il bam­bi­no si abi­tui a valu­ta­re le cose da diver­si pun­ti di vista, acqui­sen­do una buo­na fles­si­bi­li­tà cogni­ti­va, che gli impe­di­rà di chiu­der­si nel­le sue con­vin­zio­ni, favo­ren­do l’ascolto del­le opi­nio­ni altrui. Qualità che favo­ri­sco­no la tol­le­ran­za e l’attitudine di met­ter­si nei pan­ni dell’altro, di cui, a mio pare­re, ce n’è dav­ve­ro tan­to biso­gno. Sarà così, mol­to pro­ba­bil­men­te, un adul­to dispo­ni­bi­le alla col­la­bo­ra­zio­ne e al con­fron­to. Ma la cosa anco­ra più inte­res­san­te, che può gio­va­re al bam­bi­no, è il diven­ta­re fidu­cio­so nel­le pro­prie capa­ci­tà di capi­re ogni cosa. Si ren­de­rà con­to che tale sua facol­tà e la cono­scen­za in se stes­sa lo ripa­ga­no con una sua sem­pre miglio­re auto­no­mia di pen­sie­ro e que­sto lo moti­ve­rà ulte­rior­men­te nel­le sue ricer­che.

Inoltre, la capa­ci­tà di inda­ga­re riguar­de­rà anche se stes­so. La dispo­ni­bi­li­tà ad accet­ta­re il dub­bio nel­le sue tesi e l’acquisita capa­ci­tà meta­co­gni­ti­va lo lasce­ran­no libe­ro di cri­ti­car­si costrut­ti­va­men­te giu­di­can­do obiet­ti­va­men­te il suo lavo­ro e i suoi pro­get­ti. Riporto un dia­lo­go emo­zio­nan­te, par­ti­co­lar­men­te signi­fi­ca­ti­vo, avve­nu­to tra Mario Lodi e un suo alun­no di Piadena nel momen­to dell’autovalutazione: “-Come mai così giù, Severino?- Pesta il pie­de. -Non sono capa­ce di fare un eser­ci­zio sen­za nem­me­no un erro­re pic­co­lo pic­co­lo.- -Però mi pare che que­sta set­ti­ma­na il tuo qua­der­no sia più pre­sen­ta­bi­le che non quel­lo ulti­mo. Ricordi?- Un sor­ri­so. -Però ho fat­to un buco-. Sfoglia, me lo mostra. -Hai ragio­ne. Però ricor­do di aver visto eser­ci­zi assai cor­ret­ti.- -Si, ma in quel­li m’ha aiu­ta­to Miriam-. -Da solo non ce l’avresti fat­ta?- -Io ho trop­pa pre­mu­ra a scri­ve­re: la mano cor­re cor­re e io vor­rei tener­la, ma non ci rie­sco e non sto nel­le righe.- -Vedo. A ogni modo, que­sto pun­ti­no nel­la casel­la dell’ordine mi pare trop­po in bas­so: potre­sti por­tar­lo dal suf­fi­cien­te al beni­no-. -La set­ti­ma­na pros­si­ma voglio arri­var­ci; ades­so no, per­ché c’è il buco.- In gene­re i bam­bi­ni sono scar­si nel­la valu­ta­zio­ne”.1

meno dirigiamo le sue attività e maggiormente lo aiutiamo

Secondo noi, dovrem­mo impa­ra­re a non inter­ve­ni­re in con­ti­nua­zio­ne nel­le atti­vi­tà degli alun­ni. Credo sia dav­ve­ro mol­to dif­fi­ci­le far­lo per­ché, soprat­tut­to noi don­ne, sia­mo abi­tua­te a esse­re sem­pre pre­sen­ti in tut­to nei vari cam­pi del­la nostra vita. Con il bam­bi­no, inve­ce, dob­bia­mo ren­der­ci con­to che meno diri­gia­mo le sue atti­vi­tà e mag­gior­men­te lo aiu­tia­mo. In bre­ve tem­po, saran­no capa­ci di giu­di­car­si in auto­no­mia.

“[…] esi­gia­mo […] un alle­na­men­to con­ti­nuo a osser­va­re e a inter­ve­ni­re con estre­ma cau­te­la, soprat­tut­to a non cor­reg­ge­re. Infatti, se le con­di­zio­ni ambien­ta­li sono buo­ne, il bam­bi­no – che pro­ce­de come un vero scien­zia­to cioè per ten­ta­ti­vi ed erro­ri, pro­van­do e ripro­van­do, per usa­re un’espressione di Galileo – si alle­na a veri­fi­ca­re da sé quel­lo che non va bene e a cor­reg­ger­si. Ma là dove vige il gre­ga­ri­smo e il pre­do­mi­nio dell’adulto, sia pure vela­to da atteg­gia­men­ti demo­cra­ti­ci, que­sto non si veri­fi­ca”.2

Allora, ben ven­ga­no l’atteggiamento e il pen­sie­ro scien­ti­fi­co che, come dove­re di miglio­ra­re le nostre cono­scen­ze, è secon­do Hans Jonas, com­ple­men­ta­re alla con­sa­pe­vo­lez­za dei limi­ti del nostro sape­re. “L’esigenza di edu­ca­re alla scien­za non è sem­pli­ce­men­te una neces­si­tà bio­lo­gi­ca (cono­sce­re per soprav­vi­ve­re), cul­tu­ra­le (cono­sce­re per inte­grar­si), ed eco­lo­gi­ca (cono­sce­re per evi­ta­re l’autodistruzione e per pro­muo­ve­re il ben-esse­re), ma anche peda­go­gi­ca, in quan­to può vali­da­men­te con­tri­bui­re alla costru­zio­ne di un pro­get­to di uma­ni­tà che è, rite­nia­mo, ampia­men­te con­di­vi­si­bi­le e, ciò che più con­ta, eti­ca­men­te signi­fi­ca­ti­vo”.3

  1. C. I. SALVIATI, M. LODI, (a cura di), Mario Lodi mae­stro, Giunti, Firenze, 2011, pp. 171 – 72.
  2. G. HONEGGER FRESCO, Lo svi­lup­po del­le capa­ci­tà logi­che nei pri­mi anni secon­do Maria Montessori, in L. DE PRA CAVALLERI (a cura di), Il bam­bi­no e l’età del com­pu­ter, Federazione Montessori, Castellanza, 1987, p. 61, Atti del Convegno, Milano — 6 mar­zo1987.
  3. O. ZANATO ORLANDINI, Avvicinarsi alla scien­za, Pensa MultiMedia, Lecce, 2008, p. 107.

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