Spazio alle potenzialità

Agli adulti, i bambini richiedono spazio per agire, per fare da soli!

Agli adul­ti, i bam­bi­ni richie­do­no spa­zio per agi­re, per fare da soli! E in que­sta pic­co­la sezio­ne d’infanzia lo avran­no. Questo è un aspet­to cru­cia­le che stra­vol­ge la didat­ti­ca tra­di­zio­na­le e met­te dav­ve­ro al cen­tro dei pro­ces­si d’apprendimento le bam­bi­ne e i bam­bi­ni. Tutto diven­ta mol­to più impe­gna­ti­vo per l’insegnante e mol­to meno pre­ve­di­bi­le, ma è di fon­da­men­ta­le impor­tan­za affin­ché i bam­bi­ni affi­ni­no indi­spen­sa­bi­li carat­te­ri­sti­che per­so­na­li, tra le qua­li:

L’osservazione I pic­co­li si abi­tua­no a guar­da­re con atten­zio­ne spro­na­ti dall’insegnante a descri­ve­re ciò che vedo­no o a dise­gnar­lo. Si osser­va da soli o insie­me ai com­pa­gni. Si indi­vi­dua­no le carat­te­ri­sti­che diver­se o le ana­lo­gie tra le cose. “Si vede ciò che si vuo­le vede­re, ma è impor­tan­te accor­ger­si che si vedo­no anche cose che non si pen­sa­va di vede­re, e che a vol­te si vedo­no, e si dise­gna­no, cose invi­si­bi­li”.1

Il ragio­na­men­to Esplorando gli even­ti del­la natu­ra, già in par­te cono­sciu­ti, i bam­bi­ni si alle­na­no a capi­re, si eser­ci­ta­no a met­te­re in rela­zio­ne i fat­ti con le idee, a col­le­ga­re le loro azio­ni con i signi­fi­ca­ti del­le paro­le. La voglia di capi­re, uni­ta alla loro natu­ra­le curio­si­tà, li por­ta ad inda­ga­re sul­le cose per cono­scer­le di più e met­te­re ordi­ne nel­le loro inter­pre­ta­zio­ni. Il fare pun­go­la il pen­sa­re, che inco­rag­gia a fare di nuo­vo, che invo­glia a com­pren­de­re meglio legan­do altre idee. Anziché impa­ra­re elen­chi ven­go­no spro­na­ti a cono­sce­re le rela­zio­ni tra le cose. “Ecco per­ché gli scien­zia­ti non sono inte­res­sa­ti a stu­dia­re le cose in sé, ma cer­ca­no di defi­ni­re le rela­zio­ni che con­net­to­no cose diver­se. Non ser­ve saper dare il nome giu­sto a un orga­no se non si sa come fun­zio­na insie­me agli altri, non ser­ve dare un nome a un ani­ma­le o a una pian­ta se non si cono­sce il suo modo di vive­re, i rap­por­ti con gli altri, il cam­bia­re del­le loro rela­zio­ni nel tem­po. Le cose non sono defi­ni­te dai nomi ma da tut­to l’insieme di cono­scen­ze evo­ca­te dai loro nomi”.2

La con­cen­tra­zio­ne Anche la con­cen­tra­zio­ne, nel sen­so di una atten­zio­ne con­ti­nua­ti­va in quel­lo che si sta facen­do, è impor­tan­te. Ci si abi­tua a distrar­si meno per­ché si è diret­ta­men­te coin­vol­ti e mag­gior­men­te moti­va­ti. L’interesse ali­men­ta la con­cen­tra­zio­ne e sostie­ne la per­se­ve­ran­za nel­la ricer­ca.

Porsi doman­de e fare ipo­te­si lega­te al con­te­sto di inte­res­se. Cosa potreb­be acca­de­re se? Quanti potreb­be­ro esse­re? Cosa potrem­mo fare di diver­so? Oppure cosa avrem­mo potu­to usa­re? L’atteggiamento scien­ti­fi­co sti­mo­la la nasci­ta di idee. “[…] una del­le pri­me cose che gli scien­zia­ti impa­ra­no a fare è osser­va­re il mon­do, così com’è, e a fare doman­de, doman­de capa­ci di scar­di­na­re i siste­mi di cono­scen­za pre­gres­si, di smon­ta­re i feno­me­ni, osser­van­do­li da mol­te­pli­ci pun­ti di vista, sen­za dare nul­la per scon­ta­to. Se solo di que­sto si occu­pas­se la scuo­la, favo­ri­re lo svi­lup­po del­la capa­ci­tà di fare doman­de e di dar­si da fare per cer­ca­re le rispo­ste, avreb­be fat­to già buo­na par­te del lavo­ro che dovreb­be”.3

  1. N. MALDERA, Lavorare con i bam­bi­ni, in F. ALFIERI, M. ARCÀ e P. GUIDONI, (a cura di), Il sen­so di fare scien­ze. Un esem­pio di media­zio­ne tra cul­tu­ra e scuo­la, Bollati Boringhieri, Torino, 1995, p. 432.
  2. M. ARCÀ, La bio­lo­gia come approc­cio alla com­ples­si­tà, ope­ra cit., p. 476.
  3. O. BRONDO, Appunti intor­no alla cul­tu­ra del­la scien­za, in G. ZOPPOLI (a cura di), Come par­to­ri­re un Mammut (e non rima­ne­re schiac­cia­ti sot­to), Marotta & Cafiero, Napoli, 2001 p. 207.

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